Apparato digerente sotto stress: un invito a meditare ascoltando alcuni capolavori musicali


Quando si parla di stress della vita moderna si intende un disagio mentale, emozionale ma soprattutto relazionale con il mondo esterno che si riflette a volte molto negativamente sulla funzione dei nostri organi e dei nostri apparati interni.


L'apparato digerente e fra i primi ad esserne colpito e questo non ci deve affatto stupire se pensiamo a come si sviluppa l'essere umano.


Il neonato infatti proviene dal cosiddetto "complesso materno-fetale", da un mondo cioè interno al corpo della madre dove ogni bisogno del feto viene soddisfatto immediatamente e in modo del tutto automatico.


La placenta fornisce al feto tutto quello di cui ha bisogno per la sua salute e il suo benessere, quindi nel mondo intrauterino non esiste il no, non esiste la frustrazione: la relazione materno-fetale è la storia di una perfetta sintonia.


Dopo la nascita tutto cambia.


L'ossigeno e i nutrienti non arrivano più al neonato dal sangue materno direttamente e in modo automatico: il neonato deve ora mettersi in relazione con il mondo esterno per sopravvivere, e il primo organo che utilizza e che esprime tutto il suo Eros e tutta la sua voglia di vivere è proprio la bocca, la porta d'ingresso dell'apparato digerente.


La bocca resterà a lungo lo strumento principale per andare alla scoperta del mondo che lo circonda e soddisfare le sue curiosità: memore di quell'esperienza così gratificante fatta con il seno materno il simpatico frugoletto cercherà di portare alla bocca tutti gli oggetti che incontra.


Un curioso piccolo aneddoto per dimostrare quanto la bocca (e quindi l'apparato digerente) rimanga la sede di una delle più potenti pulsioni vitali è il seguente: il mio nipotino di 4 anni sollecitato ad abbandonare il ciuccio quando va a dormire, ogni sera promette che lo farà "fra 100 giorni": e ci prende anche in giro come nella novella del Boccaccio: "haccene più di millanta che tutta notte canta".


La peristalsi


La progressione del bolo alimentare dalla faringe allo stomaco è dovuta all'attività propulsiva della muscolatura esofagea che si attua appunto attraverso la funzione peristaltica.


Questa funzione, che caratterizza peraltro tutto l'apparato digerente (e non solo questo) è estremamente complessa ma noi però cerchiamo di renderla semplice immaginando un'onda di contrazione-rilasciamento che procede dalla faringe allo stomaco dopo la deglutizione.


Un segmento cioè del condotto esofageo contratto a monte e dilatato a valle che si sposta verso il basso cioè verso lo stomaco.


Una sorta di onda contrazione-rilasciamento che “spreme” il bolo alimentare verso l'imboccatura detta cardias dell'esofago nello stomaco.


All'arrivo dell'onda peristaltica lo sfintere cardiale, normalmente chiuso, si rilascia consentendo al bolo alimentare di fluire all'interno dello stomaco.


La regolazione e la coordinazione nervosa di tutte queste complesse serie e sequenze di contrazioni-rilasciamenti è affidata sia ad una intricatissima rete di fibre nervose intrinseche (appartenenti quindi a neuroni situati all'interno della parete stessa dell'esofago) sia l'innervazione estrinseca da parte del sistema nervoso vegetativo (cioè ortosimpatico e parasimpatico) che, come ormai ben sappiamo sono strettamente connessi alle aree del cervello che controllano i nostri stati emozionali.


Le frustrazioni, le emozioni negative e lo stress nelle “canzonette”


E la luna bussò che cantava Loredana Bertè, ricevendo solo dei no si butto giù sempre più giù.


Se la sofferenza procurata da tutti i no, che siamo costretti ad ingoiare potesse essere espressa a qualcuno che ci ascolta e ci capisce, la condivisione del dolore sarebbe già un sollievo, ma non è facile trovare qualcuno che comprenda veramente perché “ognuno è perso dentro i fatti suoi” ribadisce Vasco Rossi.


Allora i bocconi amari delle frustrazioni che dobbiamo quotidianamente ingoiare non possono essere digeriti e metabolizzati e si trasformano in un urlo silenzioso del nostro stomaco e del nostro intestino che solo noi possiamo ascoltare, impotenti e un po' atterriti per questo dolore inesprimibile al quale non riusciamo a trovare un rimedio.


Riascoltiamo attentamente questo urlo del silenzio nella canzone The Sound of Silence di Simon Garfunkel e consoliamoci per quanto è possibile nello scoprire che la musica leggera non è fatta solo di canzonette come ci ricorda un altro grande della musica italiana come Edoardo Bennato.

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